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LA SCIENZA DELL’AMORE – ascetica

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Descrizione

Annunziato nel 1898 come VII trattato dell’Anfiteatro delle Scienze Morte, “La Scienza dell’Amore” non è apparso che nel 1911.

Per trattar l’individualismo, il sentiero fatato, l’aristia, la politica, l’esoterismo religioso e la logica, si possono trovar diverse guide e modelli. Non ve ne sono, invece, per rapportar questi due termini: “Scienza” e “Amore”.

La scienza studia il fenomeno e coordina le proprie osservazioni per giungere ad una legge seriale. Il fenomeno amoroso, malgrado la prodigiosa quantità di constatazioni, non ha dato luogo che a determinismi alquanto incerti.

Prima d’esporre la condotta di questo discorso, diventa fondamentale spiegare il sottotitolo della serie. L’appellativo di “Scienze Morte” conviene a quelle che furono privilegiate e fiorenti avanti l’èra nostra e in Oriente.

L’uomo possiede una forza di dedizione assai limitata. Egli la impiega a suo piacimento nella realizzazione pratica o nella pura concezione.

Attribuendo ai sacerdoti di un tempo una profonda e sottile conoscenza dell’anima e dei fenomeni interiori, si può trarre una rigorosa conclusione dai libri sacri o iniziatici: una scienza non muore mai, e l’umanità non dimentica nulla di quanto le è essenziale. Tuttavia si producono delle trasformazioni radicali, e i nomi consacrati più non si pronunziano.

La Salpètrière non restaura il tempio d’Asclepio, e il medium dei fenomeni spiritici non saprebbe passar per un avatar della Pizia. La psichiatria non rinnova la medicina del doppio dei venerabili egizi, non più di quanto il fachiro succeda al taumaturgo Apollonio di Tiana.

Alcune scienze si son metamorfosate, ma potrebbero essere rinvenute anche nel passato liberandole dalle moderne terminologie, così come si potrebbero percepir dei riflessi del Vangelo fra le nubi del socialismo.

Una vera scienza non può andar perduta, in quanto constata un fenomeno permanente, che ne costituisce l’oggetto: essa cangia soltanto di nome, conservando il suo oggetto di studio. Mentre le epoche spiritualiste estendono a dismisura il determinismo trascendente, i tempi materialisti cangiano le denominazioni e chiamano “fisiologia” l’antico patrimonio della Psiche.

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