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ESTETICA DELLA SANTA MUERTE

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Descrizione

Le radici del macabro

Il culto della Santa Muerte è uno dei movimenti religiosi più in rapida ascesa nelle Americhe e in tutto il mondo, commistione originale di religione cattolica, divinità azteche, elementi magici della Santeria cubana. La Santa Muerte è la santa degli ultimi, dei dimenticati, di chi vive rischiando la vita ogni giorno.

È democratica, ascolta e soccorre tutti, senza giudicare, senza distinzioni sociali: davanti a lei tutti sono uguali.

È rappresentata da uno scheletro vestito con abiti di diversi colori – a seconda del tipo di aiuto chiesto – che solitamente tiene in mano la falce e il globo terraqueo, ma l’origine di quest’immagine è antichissima, risale a quel gusto per il macabro che permeò tutta l’Europa, a cominciare dal medioevo, e che trovò poi la sua massima espressione nel barocco.

Questo è il primo saggio che analizza le radici iconografiche e simboliche della santa scheletrica – oggi diventata anche un emblema pop – a partire dagli affreschi del Trecento fino all’estetica rock/biker dei nostri giorni, suggerendo una riflessione sul cambiamento subito, nel corso dei secoli, dall’immaginario legato alla morte.

«Parlare della morte è difficile: quando noi ci siamo, vuol dire che lei non c’è, e quando invece lei c’è, non ci siamo più noi. Dato questo, che cosa si può dire dell’Oscura Signora? Di fatto, l’unica cosa certa che possiamo affermare è che costituisce il destino ineluttabile di ogni creatura vivente.

La mancanza di dati e di informazioni fa sì che la nostra razionalità sia inadeguata a tracciare descrizioni e tanto meno conclusioni sulla morte in quanto ente in sé. Le testimonianze tetre e umbratili fornite dall’ambiguo mondo degli ‘spiritisti’ e dei veggenti, esploratori di un al di là che sembra avere tante forme quanti sono coloro che dicono di averlo conosciuto, sono inconcludenti e contraddittorie.

Altrettanto vaghe e inconsistenti sono le risultanze di coloro che hanno provato ad analizzare il fenomeno con sistemi ‘scientifici’, andando a esaminare con tecniche da laboratorio le cosiddette ‘esperienze di pre-morte’ e le sensazioni e mutazioni a livello psicofisico riscontrabili nei sopravvissuti: impossibile trarne un quadro generale o pervenire a una conclusione definitiva e inequivocabile sulla morte in sé.

Malgrado ciò, pochi soggetti sono stati rappresentati nelle arti figurative, nella poesia e anche nella musica con altrettanta espressività e drammaticità dell’Oscura Signora, ultima guida del nostro destino. Questo libro ne è l’evidente, suggestiva testimonianza.»

Dalla Prefazione di Sebastiano Fusco

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